Circo e Circensi, quando parla l’etologia

CIRCO E CIRCENSI. QUANDO PARLA L’ETOLOGIA

Oggi Vi proponiamo l’articolo di una giovane Etologa, Chiara Grasso, secondo noi assolutamente da leggere, buona lettura.

Chiariamo una volta per tutte:
Sì,d’accordo: gli addestratori amano gli animali.
Sì, è vero: l’addestramento può diminuire i comportamenti stereotipati perché stimola l’animale.
Sì, va bene: gli animali hanno cibo, acqua e non sempre vengono picchiati.

Ma non basta. NO: decisamente non basta.

Non basta non subire maltrattamenti per poter affermare di essere in condizioni di benessere.
Anche se, a quanto pare, per i pro-circhiconanimali questo possa essere sufficiente.
Per la scienza no.
Per l’etica nemmeno.

Chi sostiene che gli animali nei circhi non vadano proibiti è palesemente spinto da motivazioni che precludono scienza, etica e benessere animale.
Le argomentazioni secondo cui i keeper amano gli animali, che gli animali soffrano il distacco, e che i santuari pecchino di trasparenza e controlli (continuando a strumentalizzare lo pseudo-scandalo di Semproniano: l’unico santuario nella storia che non è stato perfetto), non possono e non devono bastare per difendere i circhi con animali.
No ! Proprio non basta.

Animali esotici, animali selvatici, animali la cui natura aggressiva e predatrice viene meno per spettacoli in cui vengono accarezzati e abbracciati.
Pur non essendo etologi (e l’etologia parla chiaro a riguardo comunque), si evince che le necessità ed i bisogni etologici e fisiologici di questi animali non vengono soddisfatti.
INDIPENDENTEMENTE DAL FATTO CHE VENGANO MALTRATTATI O MENO!
È la natura stessa dell’animale da circo, le condizioni in cui vive, la mancata od obbligata socialità, l’obbligato rapporto con l’essere umano, l’impossibilità di evitare il contatto e la vista dei visitatori, gli spostamenti, la mancanza di aree verdi e di locomozione, che sono il problema.
Non c’entra il trattamento, il cibo e l’amore.
È la vita stessa di questi animali ad essere sbagliata.

Un uomo se rimane tutta la vita chiuso in in ascensore da solo, può avere pizza , birra e Netflix, ma dubito che stia bene anche solo dopo qualche giorno. E non c’è necessariamente bisogno che venga picchiato perché soffra 😉

Amen.

NB: le foto ritraggono animali da circo in gabbia e cemento. Perché questo è già sinonimo di sofferenza. Nessuna frustra e nessun maltrattamento. Non ce n’è bisogno.

Chiara Grasso

chiara.grasso@edu.unito.it